50 anni di Voga Veneta Mestre
Una storia che continua a remare
Un anniversario che non è solo una data
Quest’anno la società sportiva Voga Veneta Mestre compie cinquant’anni. Mezzo secolo di barche, di acqua, di mani che vogano, di soci che si passano il testimone come si passa un remo levigato dall’esperienza e dalla condivisione.
Come socio, ho avuto il privilegio partecipare come guardasala alla mostra allestita nella Torre Civica di Mestre: un luogo che, per il periodo della mostra, è diventato un archivio vivo della nostra memoria. Tra pannelli, fotografie, documenti originali e cimeli, è possibile vedere la nostra storia da vicino. Letteralmente.
L’atto costitutivo del 18 marzo 1976
Fra i materiali più preziosi c’è l’atto costitutivo originale, scritto a mano il 18 marzo 1976 alla trattoria “Al Camionista”. Nomi, firme, quote sociali, intenzioni: tutto nasce da poche righe blu su un foglio a righe. Un documento semplice, ma che contiene già tutto: la volontà di creare una comunità, di custodire una tradizione, di riportare Mestre sull’acqua.
È un frammento di storia che ci emoziona ancora oggi.

Prima della società Mestre era già una città d’acqua
Uno dei pannelli più affascinanti della mostra ricostruisce la voga fra Mestre e Venezia prima del 1972. Molti lo dimenticano, ma Mestre non è sempre stata solo terraferma: era un nodo d’acqua che collegava quotidianamente le attività dell’entroterra alla città veneziana.
La voga non era sport. Era lavoro, trasporto, necessità. Era il modo naturale di mobilità e di trasporto, una linfa vitale per la sussistenza di Venezia e dei suoi cittadini.
La società del ’76 non ha inventato nulla: ha raccolto un’eredità antica e l’ha trasformata in cultura condivisa, estendendo l’approccio alla voga all’entroterra, permettendo di accedervi anche a coloro che vivevano nell’area di Mestre o che vi si erano trasferiti.

La crescita della flotta: mezzo secolo di legno, cantieri e maestri d’ascia
Un altro pannello racconta la storia della flotta, che è anche la storia dei nostri maestri d’ascia e dei cantieri che hanno costruito le barche che ancora oggi solcano la laguna.
Dai primi due sandoli, una caorlina e una mascareta del 1972, fino alle imbarcazioni dei cantieri Crea e Sandoli che hanno segnato ogni decennio successivo.
Oggi la flotta conta:
• 16 mascarete
• 4 caorline
• 3 pupparini
• 2 gondolin
• 2 gondole
• 1 batelina a sei remi
• L’ammiraglia Quattordesona “Mestrina”
Ogni barca è un pezzo di storia. Ogni restauro è un atto d’amore. Ogni varo è un nuovo inizio.

La mostra alla Torre Civica: un viaggio nella nostra identità
Stare in sala come guardasala mi ha permesso di osservare le reazioni dei visitatori e di relazionarmi con loro: c’è chi riconosce un volto in una foto, chi ricorda un’uscita in laguna, chi si sofferma davanti ai documenti con rispetto e con nostalgia.
La mostra non è solo celebrazione: è un modo per dire che la voga veneta è ancora viva, che Mestre ha una storia d’acqua che merita di essere raccontata, che la nostra società è un ponte tra passato e futuro.
Cosa resta dopo cinquant’anni
Resta la comunità. Resta il gesto antico del remo che entra in acqua. Resta la laguna, che ci accoglie e ci mette alla prova. Resta la volontà di continuare a remare insieme.
La Voga Veneta Mestre non è solo una società sportiva: è un pezzo di identità mestrina. E questi cinquant’anni non sono solo un traguardo, sono anche una nuova partenza. Per me, che vogo da più di vent’anni, e per chi di voi ha lo spirito di scoprire una splendida esperienza.


